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Acerra, 16enne violentata dal boss in piazza: complice il fidanzatino di lei

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Acerra. Era una tiepida giornata di primavera del 2018 quando G.G., queste le iniziali della 16enne, è stata avvicinata con l’inganno dal figlio del boss dei “Marcianisielli”, Pasquale di Buono (nella foto), all’epoca 28enne, e suprata in piazza, sotto gli occhi di decine di persone.

Acerra, violentata in piazza dal figlio del boss: in fuga il complice

La 16enne era ignara di quello che stava per avvenire ai suoi danni. A fornire il gancio a Di Buono, infatti, la persona di cui lei avrebbe dovuto fidarsi: il suo fidanzatino all’epoca dei fatti, Vincenzo D’Angelo, nonché nipote di Di Buono. Il ragazzo, secondo il Mattino, avrebbe creato l’incontro e la situazione adatta perché suo zio potesse approfittare della 16enne, in piazza, sotto le mura del Castello Baronale, monumento storico della città.

L’ex fidanzato della vittima è ora accusato di complicità nella violenza sessuale, ma è attualmente irreperibile. Si è reso latitante durante il blitz effettuato ieri che ha portato a sei arresti ai danni del clan dei “Marcianisielli”. Della violenza gli investigatori non sapevano nulla, finché non è saltata fuori durante le intercettazioni delle forze dell’ordine. La vittima non aveva denunciato i suoi carnefici.

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I dettagli della violenza: le conversazioni

Secondo quanto emerge dalle conversazioni intercettate dai Carabinieri (e riportate dal quotidiano Cronache di Napoli), la vittima sarebbe stata spinta contro il muro da DiBuono e costretta a subire atti sessuali. Il 30enne l’avrebbe toccata nella parti intime e l’avrebbe baciata contro la sua volontà. “Teneva ancora tutta la saliva sua in faccia – si legge in un’intercettazione in cui è a parlare è la sorella della vittima – l’ha spogliata, mia sorella gridava e quello la bloccava al muro“.

In un’altra conversazione, invece, la 16enne si sfoga col fidanzato, nipote del presunto violentatore: “Io gridavo tanto. Tuo zio mi ha bloccato. Non è una persona normale. Ho detto io veramente ti vedo come uno zio, uscivo con tuo nipote. Posso essere veramente la figlia, ma non si vergogna?”. E poi i dettagli: “Mi ha bloccato al muro, tuo zio si appiccava alla faccia, io mi giravo. E’ il doppio di me”.

A interrompere la violenza sarebbe stata un’auto. La vittima avrebbe cominciato a urlare attirando l’attenzione di un automobilista, che avrebbe suonato il clacson. Poi sarebbe intervenuto un residente da un balcone, che avrebbe a sua volta cominciato a urlare per intimorire Di Buono. Solo in quel momento la 16enne sarebbe riuscita a sgusciare via dalla presa del suo aggressore e a evitare conseguenze peggiori.

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